giovedì 18 ottobre 2018

11/11/2003


Immenso. Dove dire tutto quel che frulla in capo. E non aver nulla da dire. Ed appoggiarsi al nulla. Bisogna avere le cose per rifiutarle. Bisogna trovarlo il senso per poi smarrirlo. E ritrovarlo forse... tra gli anfratti dell'ovvio. E tutto è ovvio, tutto già detto, già scritto. La biblioteca di Babele è già quella di Alessandria.
Cenere... e parole sono già nel vento. Troppe risposte e niente più domande. Come ben si doveva... come ben si deve. Hai amore e non hai più cuore, mondo, hai mente aperta e hai perso il sogno; hai infiniti rifugi e scrigni... e troppe certezze. Scritte su quaderni lisi e consunti. Hai, piccolo mondo, troppa immensità… e non ho voglia no, d'essere più quel che già sono stato mille e più anni fa... Solo si possono afferrare i brandelli di una apparente vita, solo piccoli scampoli, piccole intromissioni senza vanità. Dirò della erezione in una notte in un secolo lontano, di una sacra polluzione d'una concezione ingrata, d'un suggere distratto al seno di una stanca madre. Dirò di una vita non richiesta, d'una morte certa all'orizzonte... e poi dirò... dirò... delle mille promesse... di illusioni e fedi... E di speranze e carità. Parlerò di... sette volte sette... di vizi e di virtù... e di tutto quel ch'io chiamo vanità. Vanità di bimbi illusi, mai cresciuti, forse mai nati. Solo stupide reiterazioni di sogni di grandiosa eterna nullità. Fatti di ridicoli mausolei, d'alti obelischi e viaggi di chilometri e tormenti... E tutte le inutili parole dette al vento che il vento mai potrà ascoltare... Tutti sanno... tutti sapranno che mai nulla si saprà... Solo sarà buio e silenzioso e lenta dispersione in quel silenzio... sì... sì.... Solo carne... E spirito di carne... Solo in quell'attimo.
Senza verità...

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